
Eduardo nelle sue opere ha dedicato diverse pagine alle usanze napoletane più popolari.
Nelle primissime pagine della commedia vi è una descrizione molto accurata del ragù e della sua preparazione, con una particolare sottolineatura delle doti di pazienza necessarie per poter preparare un sugo all'altezza della tradizione. Riportiamo queste poche righe, riprendendole dal libro a titolo "Sabato, Domenica e Lunedì" edito dalla Giulio Einaudi Editore.
(Rosa è la protagonista della commedia, moglie di Peppino; nella rappresentazione cinematografica, Rosa fu interpretata da Sofia Loren, Peppino da Luca De Filippo).
Presso il tavolo centrale c'è donna Rosa che sta preparando
il rituale ragù. Sta legando il girello, il pezzo
d'annecchia di cinque chilogrammi che dovrà allietare
la mensa domenicale dell'indomanì. Virginia la cameriera,
gomito a gomito con la padrona, affetta cipolle; ne ha
già fatto un bel mucchio, ma ne deve affettare ancora.
La poverina ogni tanto si asciuga le lacrime o con il dorso
della mano o con l'avambraccio, ma continua stoicamente
il suo lavoro.
ROSA Hai fatto?
VIRGINIA (piagnucolando] Devo affettare queste altre due.
ROSA E taglia, taglia... fai presto.
VIRGINIA Signo', ma io credo che tutta questa cipolla abbasta,
ROSA Adesso mi vuoi insegnare come si fa il ragù? Più ce
ne metti di cipolla più aromatico e sostanzioso viene il
sugo. Tutto il segreto sta nel farla soffriggere a fuoco
lento. Quando soffrigge lentamente, la cipolla si consuma
fino a creare intorno al pezzo di carne una specie di
crosta nera; via via che ci si versa sopra il quantitativo
necessario di vino bianco, la crosta si scioglie e si ottiene
così quella sostanza dorata e caramellosa che si amalgama
con la conserva di pomodoro e si ottiene quella salsa
densa e compatta che diventa di un colore palissandro
scuro quando il vero ragù è riuscito alla perfezione.
VIRGINIA Ma ci vuole troppo tempo. A casa mia facciamo
soffriggere un poco di cipolla, poi ci mettiamo dentro
pomodoro e carne e cuoce tutto assieme.
ROSA E viene carne bollita col pomodoro e la cipolla. La
buonanima di mia madre diceva che per fare il ragù ci
voleva la pazienza di Giobbe. Il sabato sera si metteva
in cucina con la cucchiaia in mano, e non si muoveva da
vicino alla casseruola nemmeno se l'uccidevano. Lei usava
o il tiano di terracotta o la casseruola di rame. L'alluminio
non esìsteva proprio. Quando il sugo si era ristretto
come diceva lei, toglieva dalla casseruola il pezzo
dì carne di annecchia e lo metteva in una sperlunga
come si mette un neonato nella connola, poi situava
la cucchiaia di legno sulla casseruola, in modo che il coperchio
rimaneva un poco sollevato, e allora se ne andava
a letto, quando il sugo aveva peppiato per quattro o
cinque ore. Ma il ragù della signora Piscopo andava per
nominata.
VIRGINIA (compiacente) Certo, quando uno ci tiene passione.
ROSA E quello papà, se non trovava il ragù confessato e comunicato faceva rivoltare la casa.