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Le rubriche di Quicampania


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47 morto che parla

 

Il film 47 morto che parla (1950) è tra i non moltissimi film di Totò che potettero contare da subito su una critica favorevole; come riporta il Morandini, i critici parlarono di 47 morto che parla come di un film "ben costruito dalla A alla Z".

Magistrale e memorabile, in questo gustosissimo 47 morto che parla, l'interpretazione da parte di Totò della figura di un avaro.
Probabilmente questa figura di avaro è tra le meglio delineate nella storia del cinema; molto contribuisce a tale successo il ricorso di Totò, in questo 47 morto che parla, all'uso ripetuto del tormentone: e io pago, e io pago!
Anche in un successivo film di Totò ritroveremo  un'altra grande interpretazione di un avaro, anzi di un'avaraccia: questa volta l'interprete sarà Titina De Filippo nella parte della moglie ricca e taccagna di Totò in Totò, Peppino e i Fuorilegge.

Il soggetto del film è di Ettore Petrolini.

 

 

 

 

Vi proponiamo i seguenti argomenti:

 

 

 

La regia di 47 morto che parla

 

Con 47 morto che parla Carlo Ludovico Bragaglia dirige per la sesta ed ultima volta il principe de Curtis.

 

 

Il cast di 47 morto che parla

 

 

una delle locandine del film 47 morto che parla una delle locandine del film 47 morto che parla
Il principe Antonio de Curtis
Adriana Benetti
Danielle Benson
Riccardo Billi
Gildo Bocci
Arturo Bragaglia
Aldo Bufi Landi
Mario Castellani
Carlo Croccolo
Tina Lattanzi
Dante Maggio
Silvana Pampanini
Eduardo Passarelli
Franco Pucci
Gigi Reder

La trama di 47 morto che parla

 

 

Il protagonista di 47 morto che parla è il barone Antonio Peletti, un avaro  detestato da tutti i suoi compaesani.
Il padre di Antonio morendo ha lasciato in eredità una cassetta colma di ori e preziosi da dividere tra il nipote Gastone (il figlio del barone Peletti) e il Comune; in particolare il generoso lascito al Comune deve servire per costruire una scuola per i bambini del paese, costretti invece a frequentare un Istituto scolastico altrove.
Ebbene, l'avaraccio di 47 morto che parla ha nascosto la cassetta impedendo ai suoi concittadini di usufruire della generosità del padre.

 il barone prende la tangente da un mendicante in una scena di 47 morto che parla il barone prende la tangente da un mendicante in una scena di 47 morto che parla
Il barone Peletti caccia da casa il figlio Gastone perché ha scoperto che il giovane è innamorato della stessa ragazza, Rosetta, sulla quale lui ha messo gli occhi al fine di sposarla (l'obiettivo non è romantico: ha bisogno di una casalinga per licenziare il domestico e risparmiare...). Gastone va via, ma scopre il nascondiglio del tesoro e lo trafuga. I preziosi sono sostituiti da Gastone con delle pietre.
La trama di 47 morto che parla prosegue giocando sull'equivoco del contenuto della cassetta: creduta da tutti colma di gioielli, viene pertanto ripetutamente rubata, passando continuamente di mano in mano;  prima se ne impossessano i concittadini, dopo aver fatto credere al barone di essere morto; successivamente ritorna nelle mani del barone, che a sua volta si finge morto; quindi  viene trafugata da una bellissima  ballerina (Silvana Pampanini), che scappa con la cassetta in compagnia di un militare francese su una mongolfiera, tentando la trasvolata Napoli - Parigi. Anche il barone riesce a salirvi, ma per il troppo peso la mongolfiera perde quota: l'ufficiale francese costringe il barone a sganciare la cassetta per non far precipitare il velivolo in mare.  Del velivolo comunque si perdono le tracce, e in paese tutti danno il barone per deceduto.
La trama di 47 morto che parla vede finalmente Gastone concedere al Municipio la metà del tesoro e sposare la bella Rosetta. Durante l’inaugurazione della nuova scuola costruita con il denaro del lascito, ricompare il barone Totò, che non è per niente morto e non può far altro che accettare il fatto compiuto.
Il titolo del film 47 Morto che parla  trae origine proprio dal fatto che il barone sembra morto e poi riappare più vivo che mai (per ben tre volte).


L'avarizia del protagonista di 47 Morto che parla, il barone Peletti  

 

E' in particolare nella prima parte di 47 Morto che parla che Totò caratterizza il personaggio dell'avaro con una serie di comportamenti e battute.

il barone usa la tessera di povertà in una scena di 47 morto che parla il barone usa la tessera di povertà in una scena di 47 morto che parla
In una delle prime scene di 47 morto che parla riesce a entrare alle Terme senza pagare; come fa? Si è dotato di una tessera di povertà, tessera che gli dà diritto alle cure gratis. Potremmo definirlo un falso invalido ante-litteram! Prosegue nella bottega del macellaio: a parte il consueto giochetto con i soldi ("consueto",  perché in più di un film Totò gioca sulle monete da dare e/o ricevere in resto per fregare il commerciante), è da sottolineare il metodo banale da lui usato per far sembrare  più leggera la carne da pesare: semplicemente mette il bastone sotto il piatto della bilancia.
In farmacia si arrabbia contestando al farmacista di avergli dato ben un milligrammo di farmaco in meno. Sotto casa, vede un mendicante; gli si avvicina aprendo il borsellino: nessuna paura, non è per dargli qualcosa! E' per incassare il fitto per l'occupazione dello spazio antistante alla sua proprietà...    Altra scena molto ricordata di 47 morto che parla è quella della cassaforte: il barone conserva infatti olio, sale, pepe e rosmarino in una cassaforte! In occasione dell'invito a pranzo della presunta fidanzata, estrae l'olio, come una reliquia da un tabernacolo, e raccomanda al maggiordomo di utilizzarne 10 gocce per ogni fetta di carne; poi si corregge e stabilisce che è meglio usarne 9...

Accusa il figlio di stare sempre a gironzolare: perché? Perché così, andando in giro, gli si consumano le scarpe!

Al figlio che gli domanda: "Non mi dai nemmeno il buongiorno?",  risponde:
"Io non do mai niente a nessuno!"; il figlio ribatte: "Ma il buongiorno sì!";
il barone: "Quello te lo auguro!".

Al figlio che gli comunica che va via di casa: "Bene, un pane e un coperto di meno!".

 

 

Alcune battute da non dimenticare di 47 morto che parla

 

La morte del cavallo


Il cameriere: "Signor barone? Le debbo dire una cosa."

Totò: "Come cuoco, come cocchiere o come cameriere?"

"Come, come… cocchiere."
"Che c’è, dici, parla."
"E’ una cosa triste."
"Non parliamo di soldi, eh?"
"E’ morto il cavallo!"
"No! Accidenti! Il cavallo!"
"Eh!"
"E’ morto! Oh povera bestia! E’ un danno! Mi è morto un cavallo! E di che cosa è morto? Come è morto? Quando è morto?"
"Da un momento all’altro."
"Di che cosa?"
"Non mangiava... "
"E va be' non mangiava, ma tu gli davi da bere?"
"Sì, sì, sì!"
"Acqua a soddisfazione?"
"Sì. Molta, molta. Ogni volta che la chiedeva, gliela davo."
"Ed è morto l’istesso? Oh quanto mi dispiace, povera bestia. Adesso che si stava abituando a stare digiuno."
"Eh!"
"Non si può fare un esperimento! Non me ne va una bene!"

 

Antipatico

 

"Era un uomo così antipatico che dopo la sua morte, i parenti chiedevano il bis."

 

La bella Pampanini

 

Silvana Pampanini, volendo far  credere al barone che lui e lei sono diventati degli spiriti: "Siamo fatti d'aria".
Totò: "Tu sei fatta d'aria buona. Fammi prendere una boccata d'aria!"

 

In lingua sarda

 

Quando il Barone ricompare alla fine del film, tanto per fare capire che viene dalla Sardegna: "Iu così pallidu!".
In effetti, è anche vestito con gli abiti tradizionali della Sardegna: la scena ricorda quella finale di Chi si ferma è perduto, quando Totò viene trasferito con Peppino de Filippo per punizione nella bella isola.

 

 

Alcune curiosità di 47 morto che parla

 

Nel film 47 morto che parla, tratto da una commedia di Ettore Petrolini, debutta in una piccola parte l'attore napoletano Gigi Reder, destinato a grande popolarità con il personaggio del ragionier Filini nella saga cinematografica di Fantozzi.

 

Il titolo 47 morto che parla  contiene un errore, chiaramente voluto da Totò, considerando la sua sicura conoscenza della smorfia napoletana: in quest'ultima, infatti, è il 47 ad essere il morto che parla, ma il 48!
In un altro film c'è lo stesso riferimento erroneo al 47 morto che parla: è nel film Gli  onorevoli  nel quale Totò, al secolo Antonio La Trippa,   si presenta alle  elezioni con il numero 47 della lista del Partito Nazionale Restaurazione; un condomino lo prende in giro, per l'appunto gridando: "47 Morto che parla!".

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