

Emanuela Catalano, profonda conoscitrice del mondo artistico e teatrale di Napoli, ci parla in questo articolo di Armando Curcio, un grande della cultura partenopea, fondatore, tra l'altro, dell'omonima casa editrice.
Armando Curcio “A che servono questi quattrini?” è stata messa in scena recentemente con il ruolo del Marchese Parascandolo impersonato da un altro grande attore della stirpe dei De Filippo: Luigi, che di Peppino è figlio, devoto, nel rispetto della memoria e della educazione dal padre ricevuta, e grande attore, non solo perché figlio di Peppino e appartenente ad una schiatta teatrale regale, ma per le sue proprie notevolissime e peculiari doti recitative.
Infine tra le numerose opere teatrali scritte da Armando Curcio occorre ricordare “I casi sono due”, commedia inverosimile e gravida di scene talora anche confondenti, e che ha, inoltre, una solida tenuta di palcoscenico: non molto tempo fa era in tournèe con Carlo Giuffrè, altro grande attore a cui non si deve perdere l’occasione di battere le mani dal vivo, e Angela Pagano cresciuta nella compagnia di Eduardo.
Questa commedia, un vero rompicapo di equivoci, vive anche di una straordinaria fantasia lessicale, che propone una comicità gradevole e “spicciola” fondata su deformazioni linguistiche di nomi per assonanze, talora anche ingannevoli o improbabili, e calembours che, combinati con il groviglio e le situazioni della trama, rendono esilarante il testo.
Gaetano Esposito è il personaggio perno di tutte le vicende del testo, nato dalla creatività di Curcio, ha trovato il suo primo interprete in Peppino De Filippo che con i fratelli mise per la prima volta in scena la commedia nei tre ruoli principali.
Prorio questo strampalato presunto cuoco, ha dato lo spunto ad un gioco nella mente del suo primo interprete, Peppino De Filippo, che partorirà, molti anni dopo, dalle ceneri di questo personaggio, la figura di Pappagone vera icona di una italianità ferina quanto farsesca.
Ancora a “quattro mani”, questa volta con Peppino De Filippo, Armando Curcio scrive, sempre negli anni quaranta, altri due lavori teatrali: “Casanova farebbe così” e “Basta il succo di limone!”.
Infine è da ricordare, scritta da Armando Curcio e Luigi Comencini, la sceneggiatura di un bellissimo film, diretto da quest’ultimo, “Proibito rubare”, girato nel 1948, incentrato sul tema dei bambini, molto caro al regista.
Vogliamo concludere con un richiamo alla Casa Editrice Armando Curcio, attiva e assieme alle opere teatrali, ricordo ancor oggi presente tra noi di un uomo che impiegò i suoi brevi 57 anni di vita terrena con altruismo, lasciando qualcosa di sé agli altri, e quindi a lui dobbiamo profonda riconoscenza e per la trasmissione della cultura, che per le liberatorie risate non certo prive di valore che i suoi testi ci regalano sempre.
Emanuela Catalano