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Le rubriche di Quicampania


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La Campania e il terremoto

 


In Campania è molto diffuso il timore, o addirittura il terrore, nei confronti del terremoto: sono tantissime le persone nella nostra Regione che hanno vissuto direttamente l'esperienza di qualche scossa di terremoto; probabilmente in ogni famiglia vi è qualcuno che ha avuto questa esperienza e che ha raccontato  ai più giovani le sensazioni vissute in quei terribili  momenti.

La storia della Campania è quindi caratterizzata dal succedersi nei secoli di terremoti che hanno avuto effetti rilevanti per lo sviluppo delle varie comunità: basti ricordare il terremoto che distrusse Telese, il terremoto che rase al suolo Cerreto Sannita, i tanti che hanno colpito l'Irpinia, sino ad arrivare ai più recenti episodi.
Molti si domandano quindi il perché in Campania i terremoti si verifichino con tale frequenza e perché ogni singolo terremoto riesca ad arrecare sempre danni immensi alle persone e alle cose.
Per tentare di dare una risposta a questo quesito occorre prima acquisire delle nozioni sulla geologia della Campania.

 

Il terremoto e la Campania: la geologia della Regione


Il territorio della Campania è geologicamente molto giovane. Alcune rocce di cui è formato risalgono a oltre 200 milioni di anni fa, nel periodo chiamato Triassico, quando quasi tutto il nostro territorio era ancora sommerso da mari tropicali ed era formato da estese barriere coralline come quelle attuali delle isole Bahamas. L’attuale geografia che oggi caratterizza la Campania ha iniziato a prendere forma solo circa 24 milioni di anni fa, con la formazione della Catena Appenninica, durante il periodo chiamato Miocene.
Quindi il territorio della Campania è ancora molto giovane (come quello del resto della penisola italiana, solo la Sardegna è molto più antica), e le conseguenze visibili di questa “giovane età” sono i suoi vulcani e i terremoti.


Che cosa è un terremoto?

Terremoto in Campania: la sezione di un terremoto Terremoto in Campania: la sezione di un terremoto

Il terremoto è un movimento improvviso del suolo, causato dalla rottura di una roccia nella crosta terrestre, a diversi chilometri di profondità.

Il punto in cui avviene la rottura della roccia nel sottosuolo si chiama IPOCENTRO, e da questo partono delle vibrazioni (onde P e S) che s'irradiano in tutte le direzioni.

Il punto sulla superficie terrestre che riceve per primo l’arrivo delle onde provenienti dall’Ipocentro prende il nome di EPICENTRO del terremoto.





Intensità dei terremoti


Ci sono diverse scale di valori per misurare l’intensità di un terremoto. Le più usate sono:

  1. Scala Richter (valori da 1 a 10), rappresenta la stima dell’Energia sprigionata da un terremoto. Il suo valore è un dato oggettivo dell’intensità del sisma.
  2. Scala Mercalli (valori da 1 a 12), valuta l’intensità di un terremoto basandosi sui danni che esso provoca, quindi i suoi valori sono indipendenti dalla vera forza del terremoto, ma sono conseguenti alla qualità delle costruzioni che esso ha coinvolto e al comportamento delle rocce sottoposte alle vibrazioni del sisma (i diversi tipi di rocce o di suoli possono amplificare oppure smorzare le vibrazioni).

Tipologie di terremoti


Un terremoto può essere di due diversi tipi, entrambi presenti in Campania:

  1. Terremoto di origine tettonica
  2. Terremoto di origine vulcanica


Perché il terremoto in Campania?


La Campania è in gran parte "occupata" dalla Catena Appenninica.

La Catena Appenninica rappresenta la linea di scontro tra la Placca Continentale Africana e quell'Europea.
Immaginate le due placche come due fogli di cartoncino fatti scorrere uno contro l’altro sopra un tavolo (che rappresenta il Mantello terrestre sopra il quale “galleggiano” le placche della Crosta Terrestre).
Quando i due fogli urtano uno contro l’altro, prima si piegano e poi uno dei due s'infila sotto l’altro.
La placca Africana (il mare Adriatico) si sta infilando sotto la placca Europea (il mar Tirreno) e la cerniera del contatto tra le due placche è rappresentata dalla Catena Appenninica (come i cartoncini che si piegano urtando uno contro l’altro).
Solo che invece di due cartoncini, ci sono chilometri di rocce sottoposte a enormi pressioni.
Sono queste pressioni nel sottosuolo che provocano frequentemente la rottura di queste rocce e la liberazione dell’energia che provoca i terremoti di tipo tettonico, principalmente al di sotto della Catena Appenninica, dove le pressioni sono massime.
Le fratture nelle rocce si concentrano lungo lineamenti, lunghi anche diversi chilometri, chiamati faglie. Ed è lungo le faglie che è più probabile l’innesco di un nuovo terremoto.
I vulcani si sono formati a causa della risalita di rocce fuse (magmi) lungo le fratture che si sono create a causa di questo scontro. I terremoti di tipo vulcanico sono causati dai movimenti del magma al di sotto di un vulcano, che si gonfia o sgonfia a secondo dell’arrivo o meno di nuova roccia fusa.

 

Un caso di terremoto tettonico in Campania: (Irpinia, 23 novembre 1980)

Terremoto in Campania:la falda del 1980 Terremoto in Campania:la falda del 1980

La Campania è uno dei territori italiani a maggior rischio sismico, ed ha subito le conseguenze di numerosi terremoti che hanno lasciato le loro tracce nella storia e nelle società.
Terremoti avvengono continuamente ogni giorno, ma per la maggior parte sono rilevati unicamente da strumentazioni molto sensibili, ma quello del 23 novembre 1980 alle 19’30 circa rimarrà nei ricordi dell’intera popolazione campana.
Questo terremoto, misurato di 6,9 gradi della scala Richter, ha avuto un Ipocentro a circa 30 km di profondità e un Epicentro vicino al Paese di Conza della Campania, in provincia di Avellino, nell’Alta Irpinia.
L’intensità della Scala Mercalli ha raggiunto, in alcuni centri abitati vicini all’Epicentro, il 10° grado, corrispondente a: "Scossa disastrosa, crollo di molti edifici, crepacci nel terreno e perdita di molte vite umane".
Un grado così alto della Scala Mercalli è stato principalmente causato dal tipo di case presenti nei comuni vicini all’Epicentro, specialmente quelle nei centri storici, costruite in pietra; all'epoca, ricordiamo, non esisteva alcuna norma antisismica progettuale.
Anche la città di Napoli, seppure distante molti chilometri dall’Epicentro, fu interessata da crolli e vittime. Crolli però limitati ad abitazioni già gravemente lesionate e con difetti di costruzione. Nel capoluogo campano il terremoto fu stimato intorno ai 6-7 gradi della scala Mercalli..
La faglia che causò questo terremoto è lunga circa 35 km e va dalla zona del Monte Cervialto vicino al paese di Lioni, fino all’abitato di San Gregorio Magno, costeggiando il massiccio del Monte Marzano.
Studi effettuati lungo la scarpata di faglia che è venuta alla luce a causa del terremoto, hanno dimostrato che in passato questa stessa faglia aveva provocato terremoti di simile intensità e che la distanza nel tempo tra un evento e quello successivo è mediamente di circa 2000 anni.
Questo significa che tra un terremoto e l’altro, le rocce continuano a essere sottoposte a forti pressioni. Esse accumulano energia fin quando, raggiunto un limite massimo, avviene una nuova rottura lungo la faglia.
Il terremoto del 1980, anche se con il suo alto prezzo in vittime, ha permesso di conoscere meglio la storia geologica di quella regione dell’Appennino. Riuscire a riconoscere e studiare il comportamento nel tempo della faglia Irpina, non permetterà di prevedere quando ci sarà un nuovo terremoto, ma aiuterà a capirne le conseguenze e a programmare una diversa interazione tra l’uomo (con le sue attività economico/sociali) e il territorio (con la sua naturale evoluzione).

 


Due casi di terremoti in Campania di origine vulcanica (Casamicciola 1883 e Vesuvio 63-64 D.C.)


Casamicciola 1883


Terremoto in Campania: un'immagine del terremoto di Casamicciola Terremoto in Campania: un'immagine del terremoto di Casamicciola
L’isola di Ischia è un vulcano attivo, e anche se attualmente le uniche manifestazioni vulcaniche indirette sono le sue numerose fumarole e acque termali, la sua ultima eruzione risale “solo” al 1302 (eruzione dell’Arso).
Proprio a causa della sua natura vulcanica, sono numerosi i terremoti registrati in epoca storica con epicentro nei dintorni dell’isola.
Prima del terremoto del 1883, l’abitato di Casamicciola era già stato danneggiato da un altro sisma solo due anni prima.
Il terremoto successivo invece fu ancora più devastante. La Scala Richeter lo classifica solo di 5,2 gradi ma, avendo un ipocentro molto superficiale, la scala Mercalli è risultata dell’11^ grado.
Praticamente l’80 % delle case crollò e le restanti furono gravemente lesionate.
Tra i 2313 morti (la metà della popolazione del paese), figurano anche i genitori e la sorella di Benedetto Croce, che così descrisse quei momenti:
“Eravamo a tavola per la cena io la mamma, mia sorella ed il babbo che si accingeva a prendere posto. Ad un tratto come alleggerito, vidi mio padre ondeggiare e subito in un baleno sprofondare nel pavimento stranamente apertosi, mia sorella schizzare in alto verso il tetto. Terrorizzato cercai con lo sguardo mia madre che raggiunsi sul balcone dove insieme precipitammo e così io svenni”.
Pochi sono i dati scientifici che abbiamo su questo terremoto, essendo avvenuto oltre 120 anni fa, ma subito dopo di esso fu costruito l’Osservatorio Geofisico di Casamicciola, il primo in Italia con il compito di monitorare i terremoti della penisola e che fu dotato delle più moderne tecnologie di quel tempo.


Vesuvio 63-64 D.C.


Noto principalmente perché in quel momento L’Imperatore Nerone era intento a cantare nel Teatro di Neapolis (Svetonio dice che Nerone continuò la sua rappresentazione incurante delle scosse, mentre gli spettatori fuggivano), questo terremoto lesionò un gran numero di ville romane nelle città alle pendici del vulcano.
Probabilmente non fu un’unica scossa, ma ben più di un terremoto che colpì il vulcano tra il 63 e il 64 D.C.
Gli scavi di Pompei ed Ercolano presentano numerosissime tracce di lavori in corso per ristrutturare i molti edifici lesionati dal sisma, i quali furono definitivamente coperti dalla famosa eruzione del 79 D.C.
Oggi sappiamo che quello fu uno dei segnali che indicavano un’imminente ripresa dell’attività del Vesuvio, il quale fino a quel momento era stato a riposo per oltre 1500 anni ed era considerato semplicemente una montagna circondata da campi particolarmente fertili (grazie ai minerali presenti nella sua lava).

 

 

 

(a cura di Dario Leone)

Ancora sulla terra che trema...



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